DELLA VALLE Vs MARCHIONNE/3

Di motorpad.it Pubblicato Mercoledì, 19 Settembre 2012. nella categoria Fari Puntati

Nell’infuriare delle polemiche suscitate dalle roventi dichiarazioni di Della Valle contro Marchionne e John Elkan per la loro inadeguatezza a guidare il Gruppo Fiat e per la soverchia, per non dire esclusiva, attenzione che pongono alla cura dei loro personali interessi insensibili ai debiti, quanto meno morali, che l’azienda torinese ha accumulato nella sua storia secolare nei confronti del Paese che la ospita, si sentono voci confuse e interessate che vengono da ogni parte.

DELLA VALLE Vs MARCHIONNE/3
Nell’infuriare delle polemiche suscitate dalle roventi dichiarazioni di Della Valle contro Marchionne e John Elkan per la loro inadeguatezza a guidare il Gruppo Fiat e per la soverchia, per non dire esclusiva, attenzione che pongono alla cura dei loro personali interessi insensibili ai debiti, quanto meno morali, che l’azienda torinese ha accumulato nella sua storia secolare nei confronti del Paese che la ospita, si sentono voci confuse e interessate che vengono da ogni parte. Si è sentito, fin qui, anche un clamoroso silenzio da parte di chi aveva quantomeno il dovere di  muoversi un po’ prima, di tenere sotto controllo una crisi dell’industria e del mercato dell’auto per la quale qualche misura poteva pur esser presa invece di martellare continuamente il settore con tassazioni e vessazioni continue. Si muovono ora, cosa non poco sorprendente, anche quei sindacati che il famigerato piano “Fabbrica Italia” l’avevano pur sottoscritto accettando di scaricare costi e perdite di diritti sui lavoratori. Per non dire poi dell’entrata a gamba tesa di Cesare Romiti che i destini della Fiat li ha gestito per oltre 20 anni e che, certamente, è stato il primo a spostare il “core business” dell’Azienda torinese dal prodotto, cioè dall’auto, alla Finanza. Non è che Marchionne ci sia particolarmente simpatico e, di certo, considera ormai l’Italia una provincia, non il centro, dell’Impero. Ma è altrettanto vero che almeno c’è un Impero e che lui l’ha saputo costruire con tenacia e pragmatismo anche se non sempre, anzi quasi mai, spiegando bene i percorsi che aveva in testa. Ora gli arrivano rimproveri, consigli e anche insulti da ogni parte e quello che non può sopportare è di essere definito ingrato e inadeguato da coloro che nella sua ottica manageriale sono dei veri dilettanti che straparlano di cose che non conoscono. E che pensano che la Fiat, cioè Marchionne da solo, possa dall’oggi al domani cambiare il corso delle cose, con un nuovo e più concreto piani di investimenti. Quello che purtroppo è sotto gli occhi di tutti non è tanto una Fiat che va allontanandosi dall’Italia, ma è un’Italia che va allontanandosi dalla Fiat e dalle Fiat. E questo non è un bene per nessuno. Sabato, comunque, ne sapremo di più dopo l’incontro con il presidente del Consiglio Monti e con i Ministri Fornero e Passera.