Due ruote in agrodolce

Di motorpad.it Pubblicato Sabato, 26 Maggio 2012. nella categoria I consigli del Medico

Lo scorso 28 aprile s’è tenuta a Roma la Bicifestazione, raduno nazionale promosso dal movimento #salvaiciclisti per chiedere alla politica interventi mirati a tutela di chi si muove in bici sulle strade e ripensare la mobilità dentro ai centri urbani.

Due ruote in agrodolce
Lo scorso 28 aprile s’è tenuta a Roma la Bicifestazione, raduno nazionale promosso dal movimento #salvaiciclisti per chiedere alla politica interventi mirati a tutela di chi si muove in bici sulle strade e ripensare la mobilità dentro ai centri urbani. Il pacifico e festoso sit-in capitolino, a cui è arrivato l’immancabile sostegno di molti personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport, ha preso le mosse dall’iniziativa “Cities fit for cicling” organizzata dal Times di Londra, per ricordare il grave incidente stradale occorso ad una  giornalista del quotidiano, mentre raggiungeva in bici la redazione del giornale. La manifestazione è stata l’occasione per ribadire innanzitutto l’urgenza d’assicurare maggior sicurezza a quanti si spostano su due ruote. L’uso della bicicletta fa bene alla salute. Studi condotti sull’argomento provano infatti come le persone che la usano regolarmente si ammalino di meno, si assentino meno dal lavoro ed abbiano diversi vantaggi, fisici e mentali: una migliore regolazione della pressione arteriosa e del colesterolo  (con minori rischi di conseguenti malattie cardiovascolari), un più efficace controllo degli zuccheri nel sangue  (con un più basso rischio-diabete), un rafforzamento del sistema immunitario, una più bassa incidenza di ansia e depressione. Ciò nonostante, negli ultimi dieci anni sono morte pedalando 2.556 persone. L’Italia è terza in Europa per numero di vittime, conta più di 15 mila incidenti/anno e presta cure ospedaliere a 40 ciclisti ogni giorno, per lo più maschi (80% dei casi) con un picco d’età compresa tra i 10 e i 14 anni. E’ proprio da questi numeri che nascono le tante iniziative a favore della mobilità sostenibile di questi utenti fragili della strada: progetti miranti a sensibilizzare la gente sulle tematiche della sicurezza, su come migliorare la formazione alla guida, incentrando l’attenzione sul rispetto dei limiti di velocità, sull’istituzione di più zone in ambito cittadino, favorendo la ciclabilità continuativa con una rete di corsie dedicate e collegate tra loro, ripensando agli incroci più pericolosi, rendendo più sicura la circolazione dei mezzi pesanti, contrastando il fenomeno della sosta selvaggia di auto e moto, incrementando gli spostamenti a impatto-zero su distanze medio-brevi nei giorni feriali. Bello sognare che l’Italia possa davvero cambiare strada. Immaginare gli italiani che guardano la gioia dei propri figli che giocano in strada, che tornano a vivere le strade e tutti gli spazi collettivi come luoghi sereni fatti per le persone, che abbandonano quella giungla tossica di lamiere, mortifera e suicida che ci circonda; non più ostaggi del prezzo della benzina, non più prigionieri di una mobilità motorizzata autocentrica ed ormai insostenibile, non solo sul piano della vivibilità dei centri urbani e della salute collettiva, ma anche su quello strettamente economico. Sebbene il numero di anni di vita guadagnati dall’uso regolare della bicicletta risulti 20 volte maggiore di quello degli anni perduti per incidente, sono la cronaca e i numeri da strage prima menzionati a doverci far ricordare come sia arrivato il momento per ripensare ad una trasformazione radicale dei sistemi di mobilità e garantire a chi sceglie di usare la bici il diritto di spostarsi in sicurezza; dato che, chi va in bicicletta oggi rischia il doppio (2,18) rispetto a quanti si servono di altri veicoli: auto (0,78), camion (0,67), pullman (0.48), ciclomotori (1,06). Un proverbio cinese assicura che l’inchiostro più sbiadito è migliore della memoria migliore. Dopo l’aggressione di una donna in bici da parte di due rapinatori in scooter, Isabella Bossi Fedrigotti sosteneva solo qualche mese fa sul Corriere della Sera come l’automobile resti ancora “il mezzo che fa sentire le donne più protette”. Ben vengano allora idee nuove e proposte sensate, ma ricordiamoci che prima di tutto servono buon senso ed equilibrio. Che lo tengano bene a mente i tanti amministratori a caccia di facili consensi, che dell’auto sembrano ogni giorno volersi liberare, disincentivandone l’uso, dimenticando troppo spesso che il problema della sicurezza, appelli e polemiche a parte, viene assai prima del caro carburante, dei problemi del traffico e dell’inquinamento.