MINI COUNTRYMAN

Di motorpad.it Pubblicato Martedì, 24 Agosto 2010. nella categoria Secondo noi

Ammicca al mondo dei SUV, o come amano dire all’interno del gruppo Bmw a quello dei SAV cioè gli Sport Activity Vehicle, ma non è solo per questo motivo che la Countryman porta una ventata di novità in casa Mini.

MINI COUNTRYMAN
Ammicca al mondo dei SUV, o come amano dire all’interno del gruppo Bmw a quello dei SAV cioè gli Sport Activity Vehicle, ma non è solo per questo motivo che la Countryman porta una ventata di novità in casa Mini. Quarto modello della famiglia - ma non l’ultimo, come suggeriscono le concept-car Coupé e Roadster che si trasformeranno in vetture di normale produzione a partire dal 2012 - la Countryman conserva l’inconfondibile family-style di casa Mini, ma lo propone in scala superiore rispetto a quello delle consanguinee e lo completa con vesti “country”. Ma non è tutto, perché questo modello - in vendita a partire dal 18 settembre - è il primo della cinquantennale storia della Mini a essere più lungo di 4 metri, ad avere 4 portiere laterali e a potere essere equipaggiato, nelle versioni con i motori più potenti, con le 4 ruote motrici. Insomma, la Countryman, sebbene indiscutibilmente Mini, è una vera rivoluzionaria. Un modello destinato a fare molto proselitismo nell’esigente e selettivo settore Premium, dove si colloca in maniera trasversale poiché non ha dirette concorrenti raffrontabili per dimensioni e motorizzazioni. In questo contesto arriva mettendo in campo il richiamo che suscita sia il marchio apposto sulla carrozzeria, sia una serie di soluzioni estetiche e tecnologiche in grado d’attrarre l’interesse di chi è attento alle tendenze. Dicevamo, la Countryman è un’auto tutta nuova - infatti non deriva come si potrebbe pensare di primo acchito dalla Clubman - perché propone, in un layout facilmente riconoscibile, anche tanti elementi esclusivi a livello estetico: dalla lunghezza e l’altezza superiori a quelle delle altre Mini, alla calandra che si protende verso il basso per equilibrare l’espressione del frontale, da quella inalberata dalla Cooper S che è impressa dalla particolare forma della mascherina e dalle prese d’aria supplementari inserite nello scudo paraurti. Ci sono poi, ovviamente, le quattro portiere laterali che facilitano l’accessibilità all’abitacolo, molto ampio anche posteriormente sebbene di base configurato per 4 persone - ma a richiesta si può ottenere un quinto posto aggiuntivo - nel quale il look Mini è ben percepibile anche se prospetta alcune soluzioni esclusive. Per esempio, la lunga consolle centrale - sulla quale è posizionata una slitta scorrevole portaoggetti che funge da piattaforma per collegare l’iPhone o i lettori Mp3 - che si protende sino al divano posteriore, dietro al quale trova spazio una zona di carico superiore a quello delle altre versioni. Infatti, ha una capacità di 350 litri che diventano 1.170 quando si abbassa la selleria posteriore; più che sufficiente per affrontare un week-end con qualche bagaglio o per caricare attrezzature per le attività sportive. Un’operazione facilitata dall’ampio varco che si apre sollevando il portellone posteriore, utilizzando come maniglia il grande logo al centro. Ma non è solo per questi motivi che la Countryman apre un capitolo nuovo in casa Mini. Infatti, la sua genesi ha richiesto anche lo sviluppo di un pianale inedito, ha propiziato quello di nuovi motori - i turbodiesel di 1.600 cc realizzati all’interno del gruppo BMW e il turbo benzina a iniezione diretta d’analoga cilindrata ora con fasatura interamente variabile grazie all’impiego dei sistemi Valvetronic e DoppioVanos - e ha imposto la realizzazione del sistema di trazione ALL4. Non è un’evoluzione dell’xDrive by BMW, ma una componente del tutto inedita che basa la sua attività su una frizione multidisco gestita elettronicamente dalla centralina del sistema DSC e che, in situazioni estreme, può ripartire la coppia motrice interamente su un solo assale. Tornando ai motori, il repertorio include fra i benzina, oltre alla nuova esuberante unità di cui si è accennato destinata alla Cooper S con 135 kW-184 CV, due 1.600 aspirati da 72 kW-98 CV e 90 kW-122 CV che spingono rispettivamente la One da 21.000 euro e la Cooper da 23.000 euro. La famiglia dei turbodiesel è formata da due unità sempre di 1.600 cc con 66 kW-90 CV e 82 kW-112 CV che generano la One D e la Cooper D. Per quanto riguarda l’equipaggiamento dell’intera gamma si può dire che includa sempre tutto ciò che concerne sicurezza attiva e passiva, confort e gradevolezza della vita a bordo, ma è previsto anche un ricco elenco di optionals che sconfina anche nel catalogo John Cooper Works. La Countryman per farsi largo non punta solo sull’immagine accattivante, sulla funzionalità e sulla gamma che prevede proposte a 2 ruote motrici - per soddisfare il trend che vede in continua crescita gli estimatori di SUV e similari che viaggiano prevalentemente su strade normali - ma, naturalmente, anche sulla possibilità di comportarsi bene sui fondi a scarsa aderenza. La Cooper S ALL4 al pari di tutte le Countryman a benzina può montare il cambio automatico-sequenziale a 6 marce Steptronic al posto del meccanico con analogo numero di rapporti. Questa versione alla prova dei fatti dimostra come l’evoluzione della specie concili il tipico kart-feeling by Mini e il convincente rendimento del nuovo esuberante motore turbo con i vantaggi che offre la trazione integrale. In marcia, infatti, normalmente sfodera la reattività e l’affidabilità di una Mini a trazione anteriore, mentre quando mutano le condizioni d’aderenza - e quindi il sistema ripartisce la coppia motrice fra i due assali in percentuali che possono arrivare al 100% nelle situazioni più estreme - mette in campo parametri che innalzano non solo i limiti di tenuta, ma anche l’istintività e il piacere della guida, grazie alla compostezza delle reazioni e alla docilità con cui esegue ogni comando impartito dal guidatore. Pur essendo dotata di un assetto che non concede molto spazio al rollio e al beccheggio, la Cooper S ALL4 offre anche un apprezzabile confort dinamico. Un fattore che contribuisce, anch’esso, ad aprire una nuova e positiva pagina nella storia della Mini.