SERBATOIO in NANOSPUGNE

Di motorpad.it Pubblicato Mercoledì, 31 Ottobre 2012. nella categoria Tecnica/Tecnologia

Uno dei problemi più impegnativi per l’uso del metano (e dell’idrogeno) per autotrazione è quello dei serbatoi in cui questi gas devono essere contenuti; questo con particolare riferimento alla sicurezza, all’ingombro ed al peso di questi contenitori.

SERBATOIO in NANOSPUGNE
Uno dei problemi più impegnativi per l’uso del metano (e dell’idrogeno) per autotrazione è quello dei serbatoi in cui questi gas devono essere contenuti; questo con particolare riferimento alla sicurezza, all’ingombro ed al peso di questi contenitori. Una soluzione ricca di promesse e quindi di particolare interesse anche per il settore automobilistico viene da una “scoperta” (la chiamiamo così per intenderci) dei ricercatori dell’Università di Milano Bicocca che hanno lavorato ad un programma finanziato congiuntamente dall’Università stessa e dalla Regione Lombardia per un totale di 750.000 euro nell’ambito del progetto H2 Ecomat. Soldi ben spesi, viene da osservare, a riprova anche che non sono le idee e i cervelli che mancano in Italia, semmai un sostegno alla ricerca e gli opportuni investimenti che evitino che i ricercatori più brillanti debbano portare le loro qualità e conoscenze all’estero. Venendo alla sostanza della “ricerca” in oggetto si tratta di nanospugne microporose (in corso di deposito il relativo brevetto) che consentono di stoccare grandi quantità di gas a pressioni ridotte con grandi vantaggi per l’industria dell’energia e dell’auto. In pratica sono stati realizzati due nuovi materiali porosi (derivati dalla soia e biodegradabili) che si comportano come spugne con gallerie di dimensioni nanometriche. Questa prerogativa permette di assorbire gas inafferrabili come idrogeno, metano e anidride carbonica mettendo in pratica a disposizione fino a 5.000 metri quadrati di superficie compattati in un solo grammo di peso stante le proprietà di compressione e l’elevatissimo grado di porosità dei due nuovi materiali.  Questi hanno l’aspetto di una polvere e si comportano proprio come delle “spugne”. Infatti, se la polvere viene inserita in una bombola o in un qualsiasi altro contenitore, è in grado di ridurre la pressione del gas, a parità di volume, fino a 30-80 atmosfere. Ad esempio, in un recipiente di un litro riempito di materiale assorbente è possibile stoccare fino a 40 litri di metano a zero gradi. Altra proprietà delle nanospugne è quella di rilasciare i gas al termine dello stoccaggio mantenendone inalterate le caratteristiche e per essere rapidamente usate per un nuovo ciclo di assorbimento.  «Le ricadute tecnologiche - ha detto il professor Piero Sozzani che ha guidato il team di ricerca - sono facilmente prevedibili. Diventa finalmente possibile lo stoccaggio di gas a minori pressioni di esercizio, ovvero a pressioni poco pericolose. Finora, le tecnologie comunemente applicate prevedono di ricorrere ad altissime pressioni o di liquefare i gas a temperature molto basse con sistemi frigoriferi, che consumano però una grande quantità di energia». Ovvio che con tali premesse e promesse l’industria dell’auto e della distribuzione dell’energie siano, come si diceva, tra le più interessate a questa soluzione. I serbatoi di metano delle auto equipaggiati con le nanospugne possono infatti contenere più carburante per una maggiore autonomia e azzerare i rischi di esplosione. Nel campo energetico l’impiego di questi materiali può avvenire sia nella fase di trasporto dei gas (nave, treno, gasdotti) sia nella fase di distribuzione, riducendo notevolmente i costi di rigassificazione, eliminando la necessità di “congelare” il gas con il relativo alto consumo di energia.