TOYOTA AURIS HSD

Di motorpad.it Pubblicato Martedì, 01 Giugno 2010. nella categoria Secondo noi

L’estensione della tecnologia ibrida al modello Auris della Toyota fa pensare a un ben delineato disegno strategico, che tocca gli aspetti commerciali, ma ancor più quelli della percezione da parte del pubblico.

TOYOTA AURIS HSD
L’estensione della tecnologia ibrida al modello Auris della Toyota fa pensare a un ben delineato disegno strategico, che tocca gli aspetti commerciali, ma ancor più quelli della percezione da parte del pubblico. Infatti, ottenuto il notevole successo e la riconoscibilità sul modello Prius, per la Casa giapponese era arrivato il momento di mostrare che l’ibrido non necessita di una progettazione a sè stante, cosi come di un aspetto un po’ “marziano” della vettura. È del resto innegabile che la Prius sia un veicolo sui generis nel panorama automobilistico attuale (solo la Honda Insight le fa da contraltare per quanto riguarda il look), ben accetto da chi apprezza l’originalità a tutti i costi ma, almeno per ora, un po’ sopra le righe. L’Auris HSD (Hybrid Synergy Drive) rappresenta la normalizzazione del concetto, per cui può essere considerata con maggiore familiarità e, di conseguenza, acquistata in numeri superiori. Del resto, la Toyota non fa mistero di voler “ibridare” l’intera gamma dei suoi modelli (e sono tantissimi...) entro il 2020: e ciò sia per la bontà della tecnologia, sia perché su questo sistema ha costruito la sua nuova identità e un’immagine vincente (nonostante qualche contrattempo in tempi recenti), sulla stessa falsariga di quanto realizzato - citiamo due casi a puro esempio - da Citroën con la trazione anteriore e da Audi con il sistema Quattro. L’Auris ibrida è quindi il risultato del “fall out” tecnologico ottenuto dalle ricerche fatte per la Prius. Del resto, della Prius, l’Auris HSD prende l’intero gruppo propulsore, con le sole varianti necessarie all’adattamento in una struttura differente. L’unità motrice è infatti basata sul 1.800 cc da 73 kW-99 CV, con distribuzione VVT-i e ciclo di funzionamento Atkinson (che privilegia il rendimento energetico rispetto alla potenza massima), accoppiato a un’unità elettrica da 60 kW-81 CV, per un totale (che negli ibridi non è mai la somma aritmetica dei due dati) di 100 kW-136 CV. Il collegamento fra i due propulsori è sempre ottenuto tramite un ruotismo a planetari, in grado di gestire i flussi di coppia nei due sensi e di far funzionare i motori in simbiosi, così come singolarmente. È, infatti, una peculiarità dell’Hybrid Synergy Drive quella di consentire la marcia con il solo motore elettrico, anche se su un percorso limitato a due chilometri alla velocità massima di 50 km/h, nella modalità “EV”. Ciò avviene su richiesta del guidatore, altrimenti la vettura gestisce tutto da sé, partendo in modalità elettrica, inserendo il motore termico più o meno repentinamente a seconda del tipo di guida adottato, trasformando l’energia cinetica in energia elettrica da immagazzinare nelle batterie quando si frena. Se ritenuto opportuno, a fianco del tasto “EV” posto dietro la leva del cambio, si può disporre dei pulsanti per la marcia “Eco”, in cui la vettura riduce al minimo le sue richieste energetiche, al prezzo di prestazioni ridotte e di un uso parsimonioso dei servizi di bordo, primo fra tutti il climatizzatore, e la modalità “Power”, con la quale l’Auris ibrida sfodera con un certo brio tutti i suoi 136 CV, potendo così scattare da zero a cento orari in 11 secondi e 4 decimi e di raggiungere la velocità massima di 180 km/h. La guida dell’Auris ibrida è ancora più sorprendente della Prius, proprio per quella sensazione di “normalità” che la vettura offre. Le prime esperienze con la Prius furono, in effetti, di sorpresa per il solo fatto che tutto funzionasse senza che fossero necessarie particolari malizie, ma la sensazione di condurre qualcosa di molto speciale rimaneva preponderante, vuoi per l’aspetto della vettura, vuoi per l’impostazione della plancia, che di automobilistico aveva quasi solo il volante. Con l’Auris HSD, paradossalmente si fa un passo avanti retrocedendo un poco. In sostanza fa le stesse cose della Prius, ma senza scomodare sensazioni che non siano quelle legate al fatto di guidare un’auto ben ideata e altrettanto ben costruita. Insomma, se la Prius (quando fu lanciata) era il domani, l’Auris è il presente, più concreto e pratico che mai. Naturalmente si parla di due modelli di classe differente, con l’Auris perfetta rappresentante del segmento “C” (Golf, Mégane, Bravo ecc.) e la Prius un gradino sopra. Cosa che si riflette nelle dimensioni e nei prezzi. La Prius, infatti, poggia su un passo di 2.700 mm e occupa 4.460 mm in lunghezza; l’Auris dichiara rispettivamente 2.600 e 4.245 mm. I prezzi partono da 26.450 euro per la Prius mentre per l’Auris HSD si parla di un minimo di 22.000 euro.