Mercato auto Europa primo semestre a -0,9%

24 Jul 2025 Paolo Pirovano
Mercato auto Europa primo semestre a -0,9%

Non sono numeri che portano indicazioni positive quelle che arrivano dal mercato auto in Europa che chiude il primo semestre del 2025 con un calo dello 0,9% pari a 6.815.320 vetture contro le 6.879.158 dello stesso periodo di 12 mesi fa.

I dati di giugno, che hanno portato alla chiusura del periodo, indicano una contrazione ancora più marcata del 5,1% con 1.243.732 nuove immatricolazioni rispetto alle 1.311.043 dello stesso mese del 2024. Se ampliamo il confronto con il periodo precedente alla pandemia il divario è ancora più significativo con il mese che risulta inferiore del 16,6%, mentre il semestre accusa un deficit del 19%.

I cinque principali mercati europei, che fanno più del 70% delle vendite continentali, hanno performance molto differenti nel corso del primo semestre con la crescita della Spagna a +13,9% e del Regno Unito con un + 3,5%; in flessione Italia (-3,6%), Germania (-4,7%) e Francia (-7,9%). Anche a giugno si notano performance eterogenee con Spagna che registra un incremento del 15,2%, il Regno Unito avanza del 6,7%, mentre in territorio negativo troviamo Francia con una flessione del 6,7% e Germania che diminuisce del 13,8%. L’Italia si posiziona all’ultimo posto con una riduzione del 17,4% che la porta in quarta posizione tra i cinque mercati principali per immatricolazioni di auto nuove nel mese pur mantenendo il terzo posto nei sei mesi.

Esprime forte preoccupazione il Direttore Generale di UNRAE Andrea Cardinali: “Il mercato italiano dell’auto mostra segnali di profonda difficoltà: a giugno registriamo il risultato peggiore tra i cinque Major Market europei, con un calo del 17,4% in termini di immatricolazioni. E il traffico nelle concessionarie, anticipatore dei risultati dei prossimi mesi, risulta debolissimo. Non solo: anche nella transizione verso la mobilità elettrica, il nostro Paese resta in ultima posizione per quota di PHEV e BEV, con un divario crescente rispetto alla media europea”.

Sempre a giugno il nostro Paese conferma ancora una volta l’ultima posizione tra i Major Market nelle auto ricaricabili (ECV), al 13,2% di quota, con le elettriche pure al 6,0% e le ibride plug-in al 7,2%; un divario considerevole da Regno Unito al 36,0% di ECV (24,8% BEV e 11,2% PHEV), Germania al 28,4% (18,4% BEV e 10,0% PHEV), Francia al 24,0% (17,0% BEV e 7,0% PHEV) e Spagna al 20,8% (9,4% BEV e 11,4% PHEV). Le motorizzazioni elettriche e ibride plug-in rappresentano così il 28,7% del totale composto dalle BEV, al 19,2% e dalle PHEV.

Analizzando il primo semestre delle ECV, al quinto posto l’Italia con una quota del 10,4%, con BEV e PHEV entrambe al 5,2%, a fronte del Regno Unito al 31,9% (21,6% BEV e 10,3% PHEV), Germania al 27,6% (17,7% BEV e 9,9% PHEV), Francia al 23,4% (17,6% BEV e 5,8% PHEV) e Spagna al 16,8% (7,6% BEV e 9,2% PHEV). Nel totale le ECV rappresentano il 26,2% del mercato suddiviso in  il 17,5% BEV e 8,7% per le PHEV.

Con questi numeri europei entrano in gioco anche delle situazioni d’interesse in ambito nazionale e un ulteriore problema riguarda la filiera dei componenti destinati all’esportazione verso la Germania, un canale commerciale del valore di 5 miliardi di euro.

Sul versante della diffusione della mobilità elettrica, UNRAE ribadisce ancora una volta che uno dei principali elementi è lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica. Secondo i dati più recenti di fonte EAFO (al 31.03.25), l’Italia si posiziona solamente al 16° posto in Europa per capillarità della rete di ricarica: 12,7 punti di ricarica ogni 100 km di strade, rispetto ai 18,4 punti della media europea. Inoltre, secondo i dati ufficiali al 30 giugno del censimento condotto dal MASE, dei 57.900 punti di ricarica installati, il 12% risulta non operativo (51.000 attivi) e persistono forti disparità territoriali, con un’elevata concentrazione al Nord che detiene il 60,7% di tutti i punti di ricarica attivi, oltre a forti concentrazioni dell’offerta: i primi 2 operatori controllano il 63,4% dei punti attivi a livello nazionale, con picchi molto più elevati a livello locale.

Infine rimane da risolvere la revisione della fiscalità delle auto aziendali, intervenendo sull’incremento di detraibilità dell’IVA e di deducibilità dei costi e sulla riduzione del periodo di ammortamento.

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