Fonti di inquinamento da emissioni di CO2

Sotto accusa gli impianti di riscaldamento.

10 Feb 2017 motorpad.it
Fonti di inquinamento da emissioni di CO2

Un importante e inconfutabile studio del Politecnico di Milano sulle principali fonti di inquinamento da emissioni di CO2 ha prodotto risultati molto interessanti relativi a cinque città italiane campione: Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia.

L’elaborazione che ne ha tratto l’Osservatorio Autopromotec - la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico - mette in evidenza gli agenti inquinanti di maggior peso che si pongono in questa classifica sulla media delle cinque città esaminate:
- gli impianti termici (riscaldamento in edifici di tipo industriale, residenziale e della Pubblica Amministrazione) che sono i veri principali responsabili dell’inquinamento sul quale incidono per il 64,2% del totale;
- i processi produttivi industriali (cicli produttivi di imprese pubbliche e private) che pesano per 25,6%;
- i sistemi di trasporto (pubblici e privati) colpevoli per il 10,2%.

Nel dettaglio sulle singole fonti la situazione per ogni città è la seguente:
- gli impianti termici a Firenze incidono al 75%, a Milano al 74%, a Parma al 63%, a Perugia al 62% e a Genova al 47%;
- i processi produttivi industriali a Genova pesano per il 47%, a Parma per il 26%, a Perugia per il 23%, e a Milano e Firenze per il 16%;
- i sistemi di trasporto a Perugia valgono 15%, a Parma l’11%, a Milano il 10%, a Firenze il 9%, a Genova il 6%.

È quindi di tutta evidenza che, come dimostra lo studio, non sia corretta l’opinione pubblica che attribuisce principalmente ai trasporti la responsabilità della qualità dell’aria, tanto più in presenza della continua evoluzione della tecnica motoristica e delle crescenti alternative di scelta per i carburanti non di origine petrolifera.

Si deve allora parlare seriamente e legiferare non solo di mobilità sostenibile, ma anche di riscaldamento sostenibile e di industria sostenibile con gli opportuni, e purtroppo finora del tutto inefficaci, controlli sulle caldaie non a norma e sui processi produttivi.  

A sua volta la mobilità green, privata e pubblica, non può essere un compito - con i relativi costi di ricerca - sostanzialmente demandato all’industria, ma realmente sostenuto con incentivi per i veicoli alimentati a carburanti alternativi e le necessarie infrastrutture di rifornimento.

Allo Stato e alle Amministrazioni Locali spetta inoltre un altro importantissimo compito, quello di “dare il buon esempio” che si concretizza nella dismissione di quei parchi di automezzi pubblici assolutamente incompatibili, per anzianità e sicurezza, con le norme che si chiede di rispettare ai cittadini, ai pendolari e a chi con l’auto vive e lavora. Circolano ancora e in troppe città autobus urbani che forse sarebbero rifiutati da qualche villaggio africano.

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