RENAULT WIND

È un po’ abusato il termine “generalista” nel mondo dell’auto, ma il significato è almeno chiaro.

12 Jul 2010 motorpad.it
RENAULT WIND
È un po’ abusato il termine “generalista” nel mondo dell’auto, ma il significato è almeno chiaro. È generalista quel costruttore che produce modelli in ogni segmento del mercato, che sfrutta tutte le opportunità commerciali e di immagine utilizzando allo scopo ogni tipologia di prodotto (per quanto piccoli possano essere i numeri) in ordine a target di riferimento, destinazione d’uso e tecnologie applicate.
Interpreta con puntualità questo ruolo la francese Renault (ancor meglio se si considera l’alleanza con Nissan e Dacia) e la prova è nell’ultima novità, la piccola Wind che cerca spazio nel sempre più affollato settore delle coupé-cabriolet. Qui Renault è già ben rappresentata dalla nuova Mégane C-C da poco messa in circolazione e a questa elegante sportiva di segmento “C” (quello delle berline medie) si aggiunge ora la Wind che nasce con il 40% circa dei componenti di origine Twingo.

Pubblico di riferimento e dimensioni sono di tutt’altro ordine in quanto il modello guarda ai giovani e giovanissimi (uomini e donne) magari alla prima esperienza nel mondo dell’auto e con una capacità di spesa non particolarmente elevata. Questo non sta però ad indicare che, con la Wind, ci si trovi di fronte ad un modello “low cost” nell’accezione peggiorativa del termine. Anzi. In misure compatte - 3.833 mm di lunghezza - 1.689 di larghezza e 1.381 di altezza - favorevoli quindi alla massima agilità di marcia ed alla facilità di parcheggio, la nuova roadster-coupé realizza una linea che non passa inosservata. Predomina il dinamismo dell’insieme, con una forte caratterizzazione specie nella parte posteriore. Vanno nella direzione della sportività molti dettagli di carrozzeria e di allestimento come le ruote in lega da 16 o 17 pollici per pneumatici ribassati, la pedaliera in alluminio, le cromature diffuse, i sedili a forte tenuta laterale con poggiatesta incorporati e soprattutto la scelta dei due posti secchi. È questa soluzione che autorizza a parlare di roadster-coupé piuttosto che di coupé-cabriolet.

Una scelta che si libera dall’equivoco dei due posti posteriori di solito molto sacrificati e offrono in compenso la disponibilità di un bagagliaio più che accettabile in rapporto agli ingombri: 270 dmc utili, qualunque sia il posizionamento del tetto retrattile. A questo proposito va segnalata una movimentazione di apertura/chiusura che avviene in soli 12 secondi, un piccolo record. Meglio stare comodi in due con tutto il bagaglio che serve, piuttosto che scomodi dietro e con niente o quasi al seguito a vettura aperta.

Al capitolo allestimenti la Wind si propone su due livelli: Blizzard e Collection (serie speciale numerata 50 pezzi). Nel primo caso, a listino a 18.000 euro, sono dotazioni di serie qualificanti i cerchi in lega da 16”, il climatizzatore manuale, il computer di bordo, la radio CD MP3 2x20W, il regolatore/limitatore di velocità, i retrovisori elettrici, l’ABS con assistenza alla frenata d’emergenza, l’ESP con antipattinamento ASR e i fendinebbia, più altri dettagli.
Salendo alla Collectrion, che costa 20.000 euro, i cerchi sono da 17”, il tetto è in nero lucido, il climatizzatore è automatico, la radio con Bluetooth e i sedili sono riscaldabili. Ulteriori personalizzazioni sono disponibili con i Pack Techno e Look.

La vera differenza si fa però sulle motorizzazioni, una turbo e una atmosferica. La prima è particolarmente coerente con la filosofia del “tutto piccolo”; si tratta infatti di un 1.149 cc che la sovralimentazione rende capace di esprimere 74 kW-100 CV a 5.500 giri e 152 Nm di coppia a 3.500 giri. Consente una velocità di punta di 190 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 10,5 secondi, il consumo medio è indicato in 6,3 litri per 100 km con emissioni di CO2 pari a 145 g/km. La seconda (solo con allestimento Blizzad a 19.000 euro) è un 1.600 cc da 98 kW-133 CV a 6.750 giri, 160 Nm di coppia, 201 km/h di velocità massima, 9,2 secondi da 0 a 100 km/h, 7,0 litri/100 km e 165 g/km di CO2. Nei due casi il cambio è manuale a 5 rapporti.

La posizione di guida è molto ribassata e il pilota agisce su un volante quasi verticale. Buono il controllo degli ingombri sul davanti, mentre la visibilità posteriore risulta non poco compromessa. L’agilità del mezzo è favorita anche da un raggio di sterzata di soli 5 metri. Tra le cose che ad un’auto si perdonano si nota, specie a vettura chiusa, una certa rumorosità di marcia che la ridotta “cassa di risonanza” del piccolo abitacolo tende ad esaltare. Ben contrastati i flussi e i riflussi aerodinamici a vettura aperta grazie anche allo schermo dietro i sedili.
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