Crolla il mercato auto ad aprile!

05 May 2020 Paolo Pirovano
Crolla il mercato auto ad aprile!

Il crollo del mercato auto ad aprile era facilmente prevedibile vista la chiusura dell’intera rete di distribuzione e il blocco di tutte le attività economiche nazionali, per la crisi sanitaria da coronavirus.

Secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ad Aprile collassano del 97,55% le immatricolazioni di autovetture, scendendo a 4.279 unità rispetto alle 174.924 dello stesso mese dello scorso anno, con una perdita di quasi 171.000 unità. Tutti i canali sono colpiti in modo simile: nel mese, fanno -97,8% i privati, -97,3% il noleggio e -96,9% le società.Questo dato si aggiunge a quello registrato lo scorso marzo, quando le immatricolazioni sono scese del 85,4%, in pratica si sono perse in due mesi quasi 350.000 veicoli.

Un numero estremamente preoccupante perché bisogna considerare che le immatricolazioni di aprile valgono circa il 9% di quelle dell’intero anno, e per ritrovare un valore simile si deve risalire al 1949, quando le vetture vendute nell’anno furono 48.883.

Ricordiamo che la filiera della distribuzione auto, con le sue 1.400 aziende occupano 160.000 dipendenti e il settore automotive è strategico per il Paese e contribuisce al gettito erariale per circa 80 miliardi di Euro annui.

Il cammino da percorrere per ritornare alla normalità è lungo e accidentato e nonostante la riapertura delle concessionarie con la Fase-2, con i rigidi e necessari protocolli per la sicurezza dei lavoratori e dei clienti, non fa ben sperare per una rapida ripartenza.

Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere – ha commentato così la situazione: “La riapertura avviene con restrizioni molto severe alla circolazione ancora in vigore, e con una domanda da parte di famiglie e imprese fortemente indebolita. Attanagliate da crisi di liquidità dopo 2 mesi di ricavi azzerati, molte delle concessionarie potrebbero non sopravvivere nonostante la riapertura. Rinnoviamo quindi l’appello al sistema bancario perché le ingenti risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità vengano prontamente erogate alle imprese del comparto auto”.

Nella “Fase 2”, sarà ancora più centrale sarà il ruolo dell’automobile nella mobilità, non solo quella all’interno dei grandi centri, ma anche quella dei pendolari, interurbana e autostradale, dove l’auto diventa il mezzo di trasporto più sicuro per limitare il contagio. Questo non sembra essere ben recepito da alcune amministrazioni locali che, invece, hanno messo in atto piani per limitare la circolazione delle vetture limitando le carreggiate, riducendo allo stesso tempo la capienza dei mezzi di trasporto pubblici.

“UNRAE – continua Michele Crisci – chiede quindi al Governo l’adozione tempestiva di concreti provvedimenti a sostegno della filiera auto. Tra questi va incluso anche un piano strutturale che favorisca il ricambio del nostro vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini, e non da oggi. In questo momento la velocità è tutto: un mercato che versa in queste condizioni non può affrontare anche il rischio di una ulteriore paralisi, dovuta magari a indiscrezioni o dibattiti su tempi e modi delle eventuali misure”.

L’Italia, ha  un’anzianità media del parco circolante di 11 anni e 6 mesi, e una campagna incisiva di rottamazione oggi non può riguardare soltanto la sostituzione di vecchie auto con vetture ad emissione zero perché non esistono al momento le condizioni per una diffusione immediata su vasta scala di auto elettriche. Una rottamazione in grado di dare slancio al settore dell’auto e all’economia deve quindi prevedere la sostituzione di vecchie auto, oltre che con modelli ad emissioni zero o molto basse, anche con vetture Euro 6 d ad alimentazione tradizionale.

Tra l’altro l’Italia ha al suo attivo una precedente esperienza di incentivi alla rottamazione molto efficace: quella del 1997 quando chi rottamava una vettura di oltre 10 anni e acquistava una nuova auto riceveva un bonus dallo Stato che veniva poi raddoppiato con un bonus di pari entità obbligatoriamente riconosciuto dal venditore. I risultati furono un incremento delle immatricolazioni del 38,8% già nel 1997 e un maggior gettito per l’Erario dovuto al fatto che l’Iva incassata sulle auto vendute in più con gli incentivi compensava ampiamente il costo dei bonus statali. A tutto questo si aggiunse inoltre una crescita del Pil di 0,4 punti percentuali certificata dalla Banca d’Italia.

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