Mazda RX-7, l'auto a motore rotativo più venduta al mondo

21 Apr 2020 Paolo Pirovano
Mazda RX-7, l'auto a motore rotativo più venduta al mondo

Quando si parla di vetture sportive con motore rotativo, la prima auto che viene in mento non può che essere la Mazda RX-7. Lanciata in Giappone nel 1978, ed un anno dopo in Europa, attirò subito le attenzione degli appassionati di auto sportive grazie all’elemento distintivo dei pistoni rotanti che la casa di Hiroshima continuava a sviluppare. Questo non si muove di moto rettilineo alternato ma ruota intorno a un asse ed ha il vantaggio della compattezza e della leggerezza ma ha nei consumi e nell’affidabilità il suo punto debole. È conosciuto anche come motore Wankel, dal nome del suo inventore Felix che nel 1957 lo aveva realizzato per la NSU e montato sulla Spider del 1963 e la berlina Ro80 in vendita fino al 1977, tanto bella quanto delicata.

Mazda aveva proposto questo tipo di motore sulla maggior parte dei suoi modelli fino alla crisi petrolifera del 1973-74, e dopo questa decise di abbandonarli per la maggior parte delle sue berline e wagon. L’allora capo della Ricerca e Sviluppo, Kenichi Yamamoto, si oppose sostenendo che fosse cruciale per l’azienda come elemento di distinzione e perfetto per un’auto sportiva.

La prima generazione della RX-7 con piattaforma FB, una coupé elegante e slanciata dal frontale a cuneo e con il lunotto avvolgente sul portellone posteriore, fu realizzata appositamente per questo motore. Sviluppava 100 o 135 CV, a seconda dei mercati di destinazione, che abbinati ad un peso di poco superiore alla tonnellata, assicurava prestazioni e maneggevolezza.

Sfruttava al meglio le dimensioni ridotte del sistema che veniva posizionato sotto il cofano anteriore, dietro l’assale e trasmetteva la potenza alle ruote posteriori con una distribuzione dei pesi perfetta. Il motore 12A a doppio rotore da 1.146 cc, è stato in seguito affiancato dalla versione turbo da 160 CV per il Giappone, mentre il Nord America ottenne un propulsore 13B leggermente più grande dotato di iniezione diretta del carburante. Sarebbe diventata l’auto a motore rotativo più venduta della storia,

La seconda generazione, la FC è presentata nel 1985 e sviluppa al meglio la sovralimentazione che si rivelò particolarmente adatta ai motori rotativi grazie alle caratteristiche del loro flusso di scarico e efficace nell’aumentare la coppia ai medi regimi. Il propulsore 13B da 1,3 litri era standard per tutti i mercati e, sebbene la RX-7 fosse stata inizialmente offerta in Europa con un aspirato da 150 CV, sarebbero seguite le versioni con doppio turbo da 180 CV, poi salite a 200 CV. Il modello più potente copriva i  0-100 km/h in 6 secondi e aveva una velocità massima di 240 km/h.

La terza e ultima generazione, la FD arriva nel 1992, e segna il passaggio tra le Gran Turismo. Dotata di un nuovo turbocompressore sequenziale gemellato porta la potenza a 239 CV dell’ultimo motore 13B sulla versione europea, con prestazioni nell’ordine di 0-100 km/h in 5,3 secondi e una velocità massima (autolimitata) di 250 km/h, per 1.300 kg di peso. Nel 1996 però la commercializzazione della RX-7 si interrompe in gran parte dell’Europa a causa delle norme sulle emissioni, ma Mazda continua a produrre il modello per i mercati con guida a destra, aumentando la potenza fino a 280 CV sui successivi modelli riservati al Giappone. Fra il 1978 e il 2002 ne furono prodotti in totale 811.634 RX-7.

La sostituta è la RX-8 del 2003, con l’originale mezza portiera sul lato passeggero ma ad Hiroshima continuano a studiare i motori rotativi, come quelli alimentati a idrogeno della RX-8 Hydrogen RE, e quelli della Premacy Hydrogen RE Hybrid, una monovolume con un motore elettrico e un motore rotativo a doppia alimentazione. Successivamente ha sviluppato il prototipo Mazda2 EV con un piccolo motore a singolo rotore utilizzato come range extender per ampliarne l’autonomia. Gli ingegneri Mazda stanno studiando un sistema simile per la Mazda MX-30, il nuovo SUV crossover elettrico che arriverà quest’anno nelle concessionarie.

Molto intensa anche l’attività sportiva della Mazda RX-7, con la vittoria nella classe 1.600-2.300 cm3 del British Saloon Car Championship nel 1980 e nel 1981 e dando prova di affidabilità portando a termine, sempre nel 1981, la 24 Ore di Spa. Negli Stati Uniti, invece, la RX-7 vinse oltre 100 gare IMSA, dominando la classe GTU (fino a 2.500 cc) compresi i 12 anni consecutivi di successo di classe (dal 1982 al 1993) nella 24 Ore di Daytona. La RX-7 ha dato grande prova delle sue doti anche nel Campionato Endurance australiano, vinto dal 1982 al 1984, e nella 12 Ore di Bathurst dello stesso Paese (campione 1992-95).

Il successo più importante nelle competizioni per il motore rotativo però arriva nel 1991 con la vittoria alla 24 Ore di Le Mans con la 787B a quattro rotori da 710 CV. Mazda è la prima casa giapponese a vincere la gara che da sola vale più di un titolo mondiale ed è finora l’unica vettura vincente senza motore a pistoni. Riesce nell’impresa sfruttando al meglio un regolamento che non la penalizzava nei consumi, fattore che influirà decisamente sulle concorrenti, e un equipaggio di prim’ordine composto dal belga Bertrand Gachot, del tedesco Volker Weidler e dell’inglese Johnny Herbert.

Per dimostrare le prestazioni del motore rotativo negli anni, le versioni modificate di ciascuna generazione hanno stabilito il record di velocità su terra nella loro classe sul Bonneville Salt Flats, il deserto salato statunitense, 296 km/h nel 1978 con la FB, 383,7 km/h nel 1986 con la FC,) e 389 km/h nel 1995 per la FD.

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