Formula 1 - GP Mexico, Hamilton Campione del Mondo per la 5° volta

29 ott 2018 Marcello Pirovano
Formula 1 - GP Mexico, Hamilton Campione del Mondo per la 5° volta

Entra nella leggenda Lewis Hamilton con la conquista del 5° Titolo Mondiale e raggiunge così nientemeno che Juan Manuel Fangio confermandosi ancora una volta il re dell’era ibrida della Formula 1. A Città del Messico sul circuito intitolato ai fratelli Pedro e Ricardo Rodriguez ha raccolto i punti che gli mancavano classificandosi quarto, in una gara per lui difficile e mai nel vivo delle posizioni che contano. È arrivato dietro all’olandese Verstappen e alle due Ferrari di Vettel e Raikkonen. I maligni dicono che il calo di forma della Mercedes sia coinciso con l’affaire degli sfiati dei cerchi posteriori messi sotto controllo dai commissari ma ormai il risultato era in pratica scontato. I numeri del Campione inglese parlano da soli: 71 vittorie in carriera, 81 Pole Position, 132 podi, in 227 Gran Premi; e tanti altri record da battere visti i 33 anni d’età che assicurano ancora un prosieguo di vittorie.

Rimane ancora aperto quello dei costruttori, 385 punti Mercedes contro i 330 Ferrari, ambitissimo dai vari team che non può non seguire altro percorso, data la dimostrazione di forza e di capacità di  sviluppo e il numero di successi singoli e doppiette inanellati da Hamilton e Bottas. Una supremazia d’argento da non lasciare dubbi sulla forza messa in campo nel corso della stagione che pure agli inizi qualche motivata speranza l’aveva suscitata con gli imperiosi scatti di Vettel. Così, mentre  in Messico Verstappen si confermava l’uomo del futuro prossimo Hamilton fissava le nuove gerarchie tra i piloti andando ad raggiungere con assoluto merito, classe e temperamento gente come Fangio, staccando Senna e Prost. Che tutto finisse in questo modo in fondo era apparso chiaro fin dal GP di  Monza vero punto di svolta del Campionato, proprio là dove avrebbero dovuto essere messe in campo tutte le speranze rosse naufragate invece in una serie prestazioni in successione tali da evidenziare una irrimediabile sensazione di impotenza da parte della Ferrari alle macchine di Stoccarda. Non solo. Monza ha improvvisamente svelato una inattesa incapacità di Vettel a reggere la pressione cadutagli addosso e, aspetto sicuramente non secondario, a competere ad armi pari con Raikkonen finalmente tornato ai suoi valori di grande pilota utile a sè, in primo luogo, e finalmente anche al team.

Individuate le cause prime del fallimento stagionale di Maranello va correttamente messo in conto anche qualche evidente errore di strategia al muretto che di certo non ha aiutato i piloti e certi comportamenti degli pneumatici la cui resa pratica in gara si è rivelata del tutto inaffidabile, quanto a rendimento, per gli stessi tecnici Pirelli. “Si vince e si perde in due” ripete saggiamente Il Team Principal Arrivabene e non ha torto. Salvo forse una condotta del team non sempre da vero “sergente dei Marines” come in certe situazioni sarebbe stata più utile. Qui però la vera perdita è stata quella di Sergio Marchionne con il suo prestigio personale, peso politico e capacità di mettere qualche elemento di maggior semplicità e comprensione in un regolamento pieno di norme, sanzioni, interpretazioni tutte da decifrare con maggior chiarezza per il grande pubblico degli appassionati. Domani, in fondo, è un altro giorno. E non manca niente per ripartire alla grande anche sulla spinta di qualche sicuro talento smanioso di mostrare quello che sa fare.

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